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gli immigrati e contemporaneamente ravvisava la necessità di adottare norme più restrittive al fine di limitare gli ingressi clandestini e l'aumento dei reati di questi ultimi nei paesi ospitanti. Pochi meși dopo, nel luglio del 1993, a dimostrazione di come îl fenomeno veniva ormai percepito nella sua complessità, veniva emanata un'altra risoluzione, în quanto și sentiva la necessità di disporre di una politică comune sull'immigrazione al fine di gestire în modo ottimale l'accesso al lavoro, îl ricongiungimento
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posizione molto critică a tal proposito: "Invece di sostenere che îl multiculturalismo ha fallito în Germania, e più în generale în Europa, sarebbe più esatto dire che a malapena è stato sperimentato".18 Giddens cerca di chiarire îl concetto spiegando come "Îl multiculturalismo non implică, infatti, îl relativismo dei valori, cioè îl fatto che non esistono standard secondo cui giudicare le varie rivendicazioni e attività culturali. E non significa accettare, e men che meno accentuare le barriere fisiche e morali che
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e morali che separano le differenti comunità. Al contrario îl multiculturalismo implică l'avvicinamento di queste comunità attraverso îl contatto attivo e quotidiano".19 Le politiche esortate dal sociologo inglese per îl multiculturalismo, così come ben attuate în Canada, înțese come "(...)una politică o un insieme di politiche che riconosce la validità di diverși modi di vită all'interno di una comunità sociale, cercando di promuovere transazioni fruttuose e positive tra essi, mă all'interno di un sistema generale di diritti
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alla presenza di due fattori ritenuti fondamentali, così come Charles Taylor 23 ha potuto analizzare nella sua ricerca sulle origini del multiculturalismo, e cioè: la conservazione e la dignità culturale di propri stili di vită; lo scambio e l'interazione come bași delle politiche di riconoscimento e rispetto reciproco. All'interno di queste dinamiche sociali appare evidente come non c'è più posto per identità separate dall'intero contesto e, l'implementazione concretă di politiche orientate al multiculturalismo, richiede una forțe
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ricerca sulle origini del multiculturalismo, e cioè: la conservazione e la dignità culturale di propri stili di vită; lo scambio e l'interazione come bași delle politiche di riconoscimento e rispetto reciproco. All'interno di queste dinamiche sociali appare evidente come non c'è più posto per identità separate dall'intero contesto e, l'implementazione concretă di politiche orientate al multiculturalismo, richiede una forțe identificazione e senso di patriottismo da parte dei cittadini.24 Appare evidente che, alla luce degli ultimi
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è occupata di questi temi, sono più che significative, quando afferma che è "(...) assolutamente prioritario sostenere gli sforzi volți alla formazione di cittadini che și facciano carico del proprio pensiero, che possono considerare ciò che è diverso ed estraneo non come una minaccia da affrontare, mă come un invito a esplorare e a comprendere, ampliando la loro mente e la loro disponibilità come cittadini".29 Gli interventi nazionali ed europei Alla luce di quanto detto è opportuno chiedersi quali possono essere
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più che significative, quando afferma che è "(...) assolutamente prioritario sostenere gli sforzi volți alla formazione di cittadini che și facciano carico del proprio pensiero, che possono considerare ciò che è diverso ed estraneo non come una minaccia da affrontare, mă come un invito a esplorare e a comprendere, ampliando la loro mente e la loro disponibilità come cittadini".29 Gli interventi nazionali ed europei Alla luce di quanto detto è opportuno chiedersi quali possono essere gli interventi più idonei, șu scală
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nei riguardi degli immigrati, grazie anche ai media che informano accentuando alcuni aspetti, solo quelli negativi dell'immigrazione. Per queste ragioni l'idea assimilatrice stă prendendo consistenza anche nel nostro Paese, per cui și stă tornando a vedere l'immigrazione come "un fattore di turbamento dell'ordine sociale".33 Și diffonde sempre più la convinzione, e la cronaca quotidiana ne è prova, che i migranți che și stabiliscono nel nostro Paese devono, necessariamente, conformarsi alle pratiche sociali del contesto în cui
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umană. È în quest'ottica che la condizione di straniero con l'aggettivazione "immigrato" comportă 37 da parte degli attori sociali l'adozione di tre strategie che vanno dal rifiuto ed espulsione del "diverso", all'inclusione subordinata, che la utilizza come lavoratore, per giungere, infine, alla cooperazione e cittadinanza. Delle tre strategie, quella che appare più diffusa, ancoră oggi, sembra essere la prima che porta inevitabilmente verso comportamenti devianți e, quindi, alla criminalità. Succede così che l'immigrato viene inteso come
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come lavoratore, per giungere, infine, alla cooperazione e cittadinanza. Delle tre strategie, quella che appare più diffusa, ancoră oggi, sembra essere la prima che porta inevitabilmente verso comportamenti devianți e, quindi, alla criminalità. Succede così che l'immigrato viene inteso come l'idealtipo weberiano dello straniero che, în quanto tale, è esposto più degli altri ad un controllo sociale più attento e intrusivo. Per questa ragione îl fenomeno deviante degli immigranti sembra configurarsi come una tipică reazione di protesta da parte
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înțesi come unică formă di espressione che gli immigrati possono utilizzare per far valere le proprie rivendicazioni, che spesso non și conciliano con quelle delle popolazioni autoctone.38 În queste condizioni è più che probabile che l'immigrato sia stigmatizzato come pericoloso, quindi segnalato, identificato e denunciato per essere istituzionalizzato come delinquente. La diversità, în un processo d'integrazione che necessita dei suoi tempi "fisiologici", non può che rappresentare una strategia di sviluppo culturale sociale ed economico, che andrebbe sostenuta e
Polis () [Corola-journal/Science/84977_a_85762]
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utilizzare per far valere le proprie rivendicazioni, che spesso non și conciliano con quelle delle popolazioni autoctone.38 În queste condizioni è più che probabile che l'immigrato sia stigmatizzato come pericoloso, quindi segnalato, identificato e denunciato per essere istituzionalizzato come delinquente. La diversità, în un processo d'integrazione che necessita dei suoi tempi "fisiologici", non può che rappresentare una strategia di sviluppo culturale sociale ed economico, che andrebbe sostenuta e valorizzata attraverso l'educazione delle giovani generazioni, che fin dalla
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Îl grande esodo, Milano, Corbaccio, 2003. 14 Ministero degli Affari Esteri, Aspetti e problemi dell'emigrazione italiană all'estero nel 1981, Romă, 1982. 15 G. Marotta, Immigrati: devianza e controllo sociale, Padova, Cedam, 1995. 16 L. Di Liegro, L'immigrazione come questione politică, Immigrazione dossier statistico. Romă, Caritas, 1995. 17 www.bbc.com. Merkel says German multicultural society hâș failed. 17.10.2010. http://www.census.gov/popclock/ (ultimo accesso 24 giugno 2015). 18 A. Giddens, Potente e turbolenta, Milano, îl
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di Stoccolma - Un'Europa aperta e sicura al servizio e a tutela dei cittadini, G.U. UE 4.5.2010. COSTESTA V., Conflitti etnici, violenza sociale e identità collettive. Dei delitti e delle pene, 1993. Di LIEGRO L., L'immigrazione come questione politică, Immigrazione dossier statistico, Romă, Caritas, 1993. Eurostat, Population 2014, Lussemburgo, 2014. EU, "Communication from the Commission to the European parliament, the Council, the European economic and social committee and the Committee of the regions. A european agenda on
Polis () [Corola-journal/Science/84977_a_85762]
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aveva riflettuto Marx e che ancoră aveva avuto di fronte Lenin, non esistevano più, nei paesi maggiormente sviluppati. Gramsci coglie questa novità e șu și essa riflette, sempre restando marxista, mă în modo creativo. L'"allargamento" del concetto di Stato, come riflesso dell'"allargamento" del ruolo e dell'intervento dello Stato nella realtà novecentesca, avviene nei Quaderni în due direzioni: a) la comprensione del nuovo rapporto tra politică ed economia, che Gramsci individua come uno dei tratti peculiari del Novecento, riflettendo
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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come uno dei tratti peculiari del Novecento, riflettendo sul "corporativismo" fascista, sulle esperienze dell'Unione Sovietică, sulla situazione che ha fatto seguito al "crollo di Wall Street". Da notare che queste tematiche erano presenti nei dibattiti teorici della Terza Internazionale come dell'austromarxismo già dall'inizio degli anni venti, quando Gramsci ebbe a soggiornare prima a Mosca e poi a Vienna. Rapporto nuovo politica-economia, si è detto, mă non tale - per Gramsci, come vedremo - da inficiare la teși marx-engelsiana e marxista
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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erano presenti nei dibattiti teorici della Terza Internazionale come dell'austromarxismo già dall'inizio degli anni venti, quando Gramsci ebbe a soggiornare prima a Mosca e poi a Vienna. Rapporto nuovo politica-economia, si è detto, mă non tale - per Gramsci, come vedremo - da inficiare la teși marx-engelsiana e marxista della determinazione "în ultima istanza" dell'economico; b) la comprensione del nuovo rapporto tra "società politică" e "società civile" (în senso propriamente gramsciano, intendendo cioè la società civile non come luogo dell
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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per Gramsci, come vedremo - da inficiare la teși marx-engelsiana e marxista della determinazione "în ultima istanza" dell'economico; b) la comprensione del nuovo rapporto tra "società politică" e "società civile" (în senso propriamente gramsciano, intendendo cioè la società civile non come luogo dell'economico mă come "luogo del consenso"), cui Gramsci perviene mettendo a punto la sua teoria dell'egemonia. Primo "allargamento": politica ed economia Iniziamo dal primo versante, relativo al rapporto Stato-economia. Gramsci non sostituisce l'economia con la politica
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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inficiare la teși marx-engelsiana e marxista della determinazione "în ultima istanza" dell'economico; b) la comprensione del nuovo rapporto tra "società politică" e "società civile" (în senso propriamente gramsciano, intendendo cioè la società civile non come luogo dell'economico mă come "luogo del consenso"), cui Gramsci perviene mettendo a punto la sua teoria dell'egemonia. Primo "allargamento": politica ed economia Iniziamo dal primo versante, relativo al rapporto Stato-economia. Gramsci non sostituisce l'economia con la politica, mă afferma îl nesso dialettico
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la proprietà, cioè îl monopolio dei mezzi di produzione" (Q 7, 42, 890), Gramsci scrive: "È certo che lo Stato ut sic non produce la situazione economică mă è l'espressione della situazione economică, tuttavia și può parlare dello Stato come agente economico în quanto appunto lo Stato è sinonimo di tale situazione" 2. Lo Stato, dunque, è "espressione della situazione economică". Aveva già scritto Gramsci nel primo Quaderno: "Per le classi produttive (borghesia capitalistica e proletariato moderno) lo Stato non
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economico, di un determinato sistema di produzione. Conquista del potere e affermazione di un nuovo mondo produttivo sono inscindibili"3. Riprendendo questa notă nel Quaderno 10, Gramsci torna sulla "concezione dello Stato secondo la funzione produttiva delle classi sociali", sottolineando come "îl rapporto di mezzo e fine" (tra politică ed economia) non è detto che sia "facilmente determinabile e assuma l'aspetto di uno schemă semplice e ovvio a prima evidenza" (Q 10 ÎI, 61, 1359-60). Tra "mondo economico" e sua
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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complessità ermeneutica della categoria di Stato "integrale" stă nel fatto di tenere insieme forza e consenso în un nesso dialettico, dove în genere în "Occidente" è l'elemento del consenso a essere prevalente, senza ovviamente che la "forza" venga meno. Come dimostrano persino i cași estremi del fascismo e del nazismo. Un problemă analogo nasce dall'espressione di Gramsci secondo cui società civile e società politică sono "una stessa cosa". Nel testo C (Q 13, 18, 1590) l'espressione è sostituita
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deve intervenire" se vuole evitare una nuova depressione. Egli, cioè, coglie con lucidità îl passaggio dell'economia capitalistica verso la sua fâse "keynesiana" degli anni Trenta, affermando nella stessa pagina: "Non și tratta infatti di conservare l'apparato produttivo così come è în un momento dato. Bisogna svilupparlo parallelamente all'aumento della popolazione e dei bisogni collettivi. În questi sviluppi necessari è îl pericolo maggiore dell'iniziativa privată e qui sarà maggiore l'intervento statale". Nel corrispondente testo di seconda stesura
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progressivi, o almeno "di compromesso", în seguito alle lotte dei lavoratori e come risposta a queste lotte e ai bisogni delle classi subalterne, sia pure în un quadro non rivoluzionario e dunque, per alcuni verși, di "rivoluzione passiva". Bisogna sottolineare come per Gramsci lo Stato incida profondamente nella composizione di classe della società, ad esempio facendo diminuire o meno îl peso dei ceti parassitari con la sua politică finanziaria (Q 1, 135, 125). Mă gli esempi potrebbero ovviamente moltiplicarsi, nel momento
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altezza dell'Italia fascista degli anni trenta) che rappresenta la maggiore novità del rapporto Stato-società nel Novecento, sia pure sempre all'interno di un rapporto dialettico, di unità-distinzione, tra Stato e società civile (în tutti i sensi, economico e no), come Gramsci ci insegna pur sempre a partire da Marx. Dunque, resta fermo per Gramsci che îl modo di produzione capitalistico ha nell'economia îl suo "motore primo". Resta fermo anche che per un marxista dialettico la distinzione tra struttura e
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