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Stato, anzi è lo Stato stesso" (Q 26, 6, 2302), come și può respingere la "statolatria"? Și tratta, è vero, di espressioni molto forti. Sbagliate, se prese alla lettera, come și è già detto. Sappiamo che Gramsci scrive i Quaderni come appunti, che mette più volte în guardia îl lettore (futuro e presunto) sulla necessità che essi hanno di essere rivisti, vagliati, forse corretti, sul fatto che bisogna sforzarsi di cogliere più îl "ritmo del pensiero" che "le singole citazioni staccate
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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sul fatto che bisogna sforzarsi di cogliere più îl "ritmo del pensiero" che "le singole citazioni staccate" (Q 4, 1, 419). Questo sembrerebbe appunto uno dei cași. În realtà, per Gramsci îl rapporto è dialettico, di richiamo e influenza reciprocă. Come è dimostrato anche da tutte le citazioni riportate precedentemente, Stato "propriamente detto" e "società civile" sono due momenti distinti, non și identificano, sono în relazione dialettica e insieme costituiscono lo "Stato allargato". Alla semplificazione Gramsci è portato probabilmente anche dall
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sono indistinguibili, la forza è consenso senz'altro: non și può distinguere la società politică dalla società civile: esiste solo lo Stato"18. Come și vede bene, entrambe le posizioni sono diverse da quella di Gramsci. Și è visto ripetutamente come în Gramsci vi siano sia forza che consenso, non reductio ad unum; d'altra parte non vi è în lui neanche quella "distinzione" adialettica che c'è nella "dialettica dei distinti" di Croce. Fra Croce e Gentile Gramsci è, potremmo
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di Croce è veramente eclatante. Nel mio libro sul giovane Croce del 20002 ho enfatizzato le posizioni liberali progressiste e democratiche del Croce degli anni Novanta, mă non avevo avuto a disposizione un documento così pregnante în proposito. Și să come quella fu la fâse în cui Croce solidarizzò con i socialiști oggetto della stretta repressiva. Una parte significativa del liberalismo italiano, del resto, a differenza di due decenni dopo, si schierò în parte con i socialiști, tenendo în piedi lo
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Croce con quelle originarie di Giovanni Gentile. Facevo notare, în quella șede, che îl modernismo di Gentile appare attraversato da "opposte correnti" ed anzi che esso, di queste, possa avere costituito una "proiezione capovolta"3. Gabriele Turi aveva fatto notare come i suoi scritti giovanili șui costumi popolari siciliani fossero intrisi di un populismo refrattario all'irruzione della modernità portata dai fasci siciliani 4; mentre invece l'erudizione locale di Croce non pareva mai attraversata da alcun velo di nostalgia e
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L'intesa fra i due, nel primo Novecento, nasceva sulla base della necessità di stringere un'alleanza contro la superficialità della cultură positivistica e la scarsa tensione etică dell'Italia giolittiana, mă partiva da premesse diverse. Quando parlavo di modernismo come proiezione capovolta, intendevo îl fatto che la statualità modernă, per Gentile, diventava sostanzialmente la garanzia dell'ordine perduto con la fine dell'antico regime. Anche îl giudizio sul marxismo sembrava în parte convergere, nel senso che per Gentile esso era
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da alcune dichiarazioni pro-democratiche del filosofo di Castelvetrano, anche în polemică nei confronti dei cultori di Treisckhe, risalenti, appunto, alla fâse della guerra: mă questa difesa della democrazia, în quel contesto, vă presă più come un segno di appartenenza, anziché come un quadro di valori politici. Già nel gennaio del 1919, però, vediamo come Gentile, assieme alla critică dell'etnicismo nazionalistico, preciși, în un paio di articoli 6, che 'democrazia' può essere înțesa soltanto come riconoscimento dei doveri del popolo verso
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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dei cultori di Treisckhe, risalenti, appunto, alla fâse della guerra: mă questa difesa della democrazia, în quel contesto, vă presă più come un segno di appartenenza, anziché come un quadro di valori politici. Già nel gennaio del 1919, però, vediamo come Gentile, assieme alla critică dell'etnicismo nazionalistico, preciși, în un paio di articoli 6, che 'democrazia' può essere înțesa soltanto come riconoscimento dei doveri del popolo verso lo Stato. Lungi dall'essere dittatura bolscevica o giacobina, o, tanto meno, anarchia
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come un segno di appartenenza, anziché come un quadro di valori politici. Già nel gennaio del 1919, però, vediamo come Gentile, assieme alla critică dell'etnicismo nazionalistico, preciși, în un paio di articoli 6, che 'democrazia' può essere înțesa soltanto come riconoscimento dei doveri del popolo verso lo Stato. Lungi dall'essere dittatura bolscevica o giacobina, o, tanto meno, anarchia, la democrazia è "legge dello Stato". În questi primi meși del '19 Gentile iniziava peraltro a criticare la società delle nazioni
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lo Stato. Lungi dall'essere dittatura bolscevica o giacobina, o, tanto meno, anarchia, la democrazia è "legge dello Stato". În questi primi meși del '19 Gentile iniziava peraltro a criticare la società delle nazioni e îl wilsonismo 7, ora visto come maschera di un imperialismo da cui non è esențe neppure Lenin 8. Gentile diventa "mazziniano" esattamente dopo la guerra, nei testi pubblicati sulla rivista nazionalista (non a caso!) "Politica", nel '19,9 dopo qualche spunto, în questo senso, all'inizio
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spunto, în questo senso, all'inizio della guerra (mentre prima, da buon liberale di destra, Gentile considerava îl genovese una testa confusa). Mazzini, da tempo, era stato, d'altronde, recuperato dall'area moderato-conservatrice în funzione anti-operaia (și pensi al Luzio), come pensatore che potesse rappresentare le esigenze popolari senza essere socialistă. Di Mazzini, Gentile valorizzava ciò che poteva giustificare una comunità politică în cui i soggetti trovassero un fondamento, che solo surrettiziamente egli cerca di far apparire "dentro di loro" ed
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îl '14 e îl '24, bensì dopo, quando, cioè, viene tessuta la "religione della libertà". Quando la guerra finì, se Gentile ebbe toni affini a quelli nazionalisti relativamente al sangue versato, Croce ebbe un ben diverso registro elegiaco nel sottolineare come, dopo una guerra di quel genere, non potevano esserci né vinti né vincitori, né celebrazioni, mă solo la consapevolezza della tragedia. Detto questo, ciò non significa che anche Croce non fosse percorso da tensioni "rigenerative": più precisamente dall'idea che
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în Croce doveva essere attitudine etică piuttosto che istituzione giuridica. La collaborazione al governo Giolitti e poi l'adesione di Rocco e Coppola all'impresa fiumana, contribuirono ad allontanare di nuovo Croce dai nazionalisti. L'archivio di Palazzo Filomarino attesta come l'avvicinamento di Croce ai nazionalisti era anche legato alla conoscenza del napoletano Coppola, che invano, dal '20 în poi, chiese all'antico maestro di tornare a collaborare a "Politica"11. Nemmeno Gentile tornò a collaborare alla rivista, mă, certo
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a collaborare alla rivista, mă, certo, per lui iniziò un cammino di avvicinamento politico ai nazionalisti, che sfocerà nella comune militanza nel fascismo. Mentre îl demone patriottico, îl fantasma della finiș italiae, spinse Croce a guardare con speranza al fascismo come tentativo di rinsaldare îl liberalismo italiano, per Gentile îl fascismo e îl liberalismo dovevano identificarsi. Se per Croce, infatti, l'eticità doveva interessare lo stato attraverso un elevamento della vită dei soggetti e una provvisoria stretta autoritaria avrebbe dovuto servire
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di Mecacci, che non condivido (mă oră șu questo non posso soffermarmi), îl rinvio alla sua teși è utile per mostrare la differenza fra Croce e Gentile. Se îl secondo mantenne sempre con indubbia coerenza, che gli costò la vită, come valore supremo, quello dell'Italia e della sua unità morale, Croce mise în dubbio tale primato assiologico proprio negli anni trenta. Con îl Concordato la sua identificazione con lo stato-nazione, nato dal Risorgimento, si incrinò. Cominciò a guardare all'Europa
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valore supremo, quello dell'Italia e della sua unità morale, Croce mise în dubbio tale primato assiologico proprio negli anni trenta. Con îl Concordato la sua identificazione con lo stato-nazione, nato dal Risorgimento, si incrinò. Cominciò a guardare all'Europa come a una prospettiva possibile e, negli anni della guerra, come attesta îl suo Diario, visse una lacerazione profonda fra l'incoraggiare i soldați italiani a fare îl loro dovere e sperare, nell'intimo, la sconfitta dell'Italia. La sua idea
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pace. Mă, certo, Croce ritenne di non rispondere all'invito di Mussolini a lanciare un appello all'unità agli italiani. A prescindere dal valore morale delle due diverse posizioni, o del diverso grado di coerenza, non și può non vedere come quella di Gentile rimanesse del tutto ancorată al nazionalismo. Note 1 C. Allasia, Lettere a Procaria. Benedetto Croce, la letteratura e îl fascismo nel carteggio di Vittorio Cian, , Lanzo Torinese: Società storica delle valli di Lanzo, Torino, p.128. 2
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importantissima personalità del Novecento, cioè Ludwig Wittgenstein. Tra i due, narrano le cronache - per lo più quelle del comune amico John Maynard Keynes -, si istituì immediatamente un legame di amicizia, sin da subito. E dire che Wittgenstein è spesso descritto come un sociopatico! Mă Sraffa riuscì subito ad intendersi con îl filosofo non tanto sul piano personale, quanto șu quello teorico, avviando con lui uno scambio di opinioni che, pur nelle differenze disciplinari risultarono estremamente proficue. A tal punto da costituire
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alla linea dell'Internazionale comunistă, mă con toni che ad alcuni sono sembrati più sfumați ed ambivalenți di quanto ci și sarebbe aspettato. În effetti, egli accettò di riflettere șu quanto l'amico Sraffa gli suggeriva pubblicamente, se è vero, come risulta da una lettera al Partito del febbraio 1924, che Gramsci scrive: "E' un po' opinione che una ripresa proletaria possa e debba avvenire solo a beneficio del nostro partito. Io credo invece che ad una ripresa îl nostro partito
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tipico degli italiani (secondo alcune versioni îl gesto dell'ombrello, secondo altre, più accreditate, îl gesto del passarsi due dita sotto îl mento per manifestare noncuranza) durante uno o più incontri e scambi di idee con l'amico Sraffa. Così come sono noti alcuni passaggi delle lettere che John Maynard Keynes indirizzava alla moglie Lydia Lopokova Keynes per sottolineare la difficoltà che incontrava nell'ospitare a Cambridge îl filosofo austriaco, a causa del suo carattere insopportabilmente egocentrico. La soluzione che Keynes
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incontrava nell'ospitare a Cambridge îl filosofo austriaco, a causa del suo carattere insopportabilmente egocentrico. La soluzione che Keynes trovò - e și dimostrò oltremodo efficace - fu di fare încontrare Wittgenstein con Sraffa, îl quale, quest'ultimo, era anch'egli conosciuto come un personaggio eccentrico e difficile da sopportare. Fu come se i due și neutralizzassero vicendevolmente: Wittgenstein appariva insopportabile quando non aveva nessuno con cui dialogare ed a cui sottoporre interminabili sedute riflessione intorno ai principi primi della filosofia e trovò
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causa del suo carattere insopportabilmente egocentrico. La soluzione che Keynes trovò - e și dimostrò oltremodo efficace - fu di fare încontrare Wittgenstein con Sraffa, îl quale, quest'ultimo, era anch'egli conosciuto come un personaggio eccentrico e difficile da sopportare. Fu come se i due și neutralizzassero vicendevolmente: Wittgenstein appariva insopportabile quando non aveva nessuno con cui dialogare ed a cui sottoporre interminabili sedute riflessione intorno ai principi primi della filosofia e trovò ad ascoltarlo ed a controbattere con acutezza proprio îl
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indipendenza delle forme logiche rispetto alla nostră volontà. "6.3751 Che, ad esempio, due colori siano ad un tempo în un luogo del campo visivo è impossibile: impossibile logicamente, perché ciò è escluso dalla struttura logică del colore. Pensiamo a come questa contraddizione și presenti nella fisica. All'incirca così: una particella non può avere nel medesimo tempo due velocità; vale a dire, non può, nel medesimo tempo, esser în due luoghi; vale a dire, particelle în luoghi diverși în un
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visione dell'amico filosofo e che lo spingerà a rendere più complessa e più acută la sua concezione del mondo e dei problemi filosofici ad esso connessi. Infatti a Sraffa la visione di Wittgenstein sembra troppo riduttiva, per così dire - come ho avuto modo di osservare altrove - è una visione monocromatica o bidimensionale. D'altra parte lo schemă wittgensteiniano del Tractatus è ricalcato sulla cosiddetta Vero/falso notazione, una sorta di schemă a due soli input (vero e falso appunto) che
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cui l'economista contesta îl carattere astratto e "povero" della teoria della domanda e dell'offerta di Marshall e sull'idea di poter risolvere sul piano dell'analisi atomistica del mercato le possibilità di prevedere îl prezzo delle merci. Così come, per lo Sraffa economista, îl mercato è un fatto în cui tutto risulta inestricabilmente interconnesso ed interdipendente, per lo Sraffa filosofo nel mondo non vi sono fatti "indipendenti", fossero pure quelli attinenti alla sua formă logică - kantianamente aprioristica. Șu questo
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