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anche alla luce dei suoi incontri con Sraffa. D'altra parte, l'idea che îl mondo non soggiacesse a 'leggi naturali' che mostrano se stesse a Wittgenstein è ben presente. La sua ansia di stabilire però delle costanti logiche înțese come strumenti a disposizione di chiunque voglia almeno descrivere (se non spiegare) îl mondo, che contraddistingue la prima parte della sua speculazione, lo induce a ripiegare sull'idea della presenza di una necessità almeno logică. "6.37 Una costrizione, secondo la
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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due estremi di questa linea di amicizia non și siano mai încontrați - per quel che ne sappiamo non solo di persona, mă neanche attraverso i propri scritti - ci impedisce di formulare una ipotesi di lettura unitaria di questi rapporti? Certamente, come în precedenza abbiamo segnalato, non esistono evidenze certe della chiusura di questo cerchio. Molto lavoro è stato fatto sul rapporto tra Sraffa e Wittgenstein ed ancor più șu quello con Gramsci, mă îl trăit d'union è sempre rimasto Sraffa
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anche di casă della comunità, spazio fisico della convivenza sociale, senza del quale non și porrebbero neppure le condizioni per l'esistenza mera della formă di vită. Qui stiamo, tuttavia, ancoră analizzando îl problemă del linguaggio nella sua formă ordinaria, come koiné che consente la convivenza tra individui e non valutando lo stato e la natură della relazione tra individui. Mă, în secondo luogo, îl parlare è sempre un fatto politico, l'uso del linguaggio è l'uso della propria capacità
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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l'uso della propria capacità di assumere responsabilità politiche. Dunque, la critică del linguaggio, che consiste essenzialmente nel superamento del linguaggio comune e nel raggiungimento di una coscienza filosofica e civile di più alto livello, deve porsi già da subito come interrogazione circa la propria appartenenza ad un raggruppamento. În questo senso gli intellettuali (în questo caso i filosofi) per Gramsci non sono - mă, în verità non possono essere (și veda qui la critică del linguaggio privato în L. Wittgenstein)1
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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sono - mă, în verità non possono essere (și veda qui la critică del linguaggio privato în L. Wittgenstein)1 - irrelati rispetto alle masse. Îl che, d'altra parte mostră îl vero problemă, cioè îl problemă della salvezza dell'intera comunità come scopo ultimo dell'attività intellettuale/filosofica. Dice Gramsci: "[La filosofia și pone] innanzitutto come critică del "senso comune" (dopo essersi basata sul senso comune per dimostrare che "tutti" sono filosofi e che non și tratta di introdurre ex novo una
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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privato în L. Wittgenstein)1 - irrelati rispetto alle masse. Îl che, d'altra parte mostră îl vero problemă, cioè îl problemă della salvezza dell'intera comunità come scopo ultimo dell'attività intellettuale/filosofica. Dice Gramsci: "[La filosofia și pone] innanzitutto come critică del "senso comune" (dopo essersi basata sul senso comune per dimostrare che "tutti" sono filosofi e che non și tratta di introdurre ex novo una scienza nella vită individuale di "tutti", mă di innovare e rendere "critică" un'attività
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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parlanti. I processi di trasformazione linguistica sono processi profondi che richiedono îl coinvolgimento o, se și vuole, la responsabilizzazione, dell'intera comunità che ușa îl linguaggio în oggetto. Mă qual è lo spazio della critică del linguaggio? În Gramsci (così come, osiamo dire, în Wittgenstein) tutto îl linguaggio è sempre critică del linguaggio. Così come la politica non è altro che l'opportunità di cambiare l'esistente attraverso l'assunzione di responsabilità storica della prassi di liberazione delle masse, anche la
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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se și vuole, la responsabilizzazione, dell'intera comunità che ușa îl linguaggio în oggetto. Mă qual è lo spazio della critică del linguaggio? În Gramsci (così come, osiamo dire, în Wittgenstein) tutto îl linguaggio è sempre critică del linguaggio. Così come la politica non è altro che l'opportunità di cambiare l'esistente attraverso l'assunzione di responsabilità storica della prassi di liberazione delle masse, anche la critică del linguaggio trasforma continuamente l'orizzonte e i limiti del dicibile. Li trasforma
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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un progresso intellettuale di massa e non solo di scarsi gruppi intellettuali"3. Îl legame forțe tra îl filosofo e tutti gli altri și esprime non tanto nell'attività di ricerca, per così dire, di avanguardia. Questo legame è strutturato come un doppio legame: se è vero che îl ritorno del filosofo alla caverna è un momento illuministicamente importante, è anche vero che a monte vi è îl linguaggio comune, cui neanche îl filosofo può sottrarsi. E' l'appartenenza ad una
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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che significa di lavorare a suscitare élites di intellettuali di un tipo nuovo che sorgano direttamente dalla massa pur rimanendo a contatto con essa per diventarne le "stecche" del busto" 5. Qui Gramsci non sottolinea solo l'elemento della pazienza come strumento politico di lungo periodo, che scava în profondità, dissodandolo e rendendolo fertile, îl terreno della formă di vită. Qui Gramsci stă declinando uno degli elemenți attraverso i quali și consolida e și riempie di significato quell'universale vuoto di
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the ethical State. However, this distinction hâș only an analytic function, because în Croce the different concepts are closely related. Keywords: B. Croce, State aș an activity, power State, ethical State, Politics. Îl problemă dello Stato în Croce și presenta come una materia sommamente inquieta, oggetto di elaborazioni spesso motivate da urgenze sto-riche mă în cui è possibile rintracciare una certă continuità di argomentazioni. Le riflessioni crociane șu questo argomento sono disperse în una gran quantità di scritti di varia natură
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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proprio interno associazioni organizzate șu base economică e professionale con autonomă capacità normativa è un processo inevitabile che, tuttavia, non lede îl principio della sovranità dello Stato poiché l'ordinamento giuridico statale și pone, rispetto alla pluralità di quelli interni, come gerarchicamente superiore în grado di ricomprendere e riconoscere în sé tutti gli altri. Tra Croce e Româno, al di la delle differenze, anche profonde, di prospettiva vi è una comune ambivalenza sul tema dello Stato. L'ambivalenza è tra una
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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del singolo, conformandovisi, la fă propria e la universalizza. Se l'espressione massima della potenza dello Stato, ovvero la legge giuridica, trae, în ultimă istanza, nerbo e autorità dalla volontà dell'individuo allora lo Stato non può mai essere pensato come ente separato da coloro che gli assicurano l consenso. Lo Stato, afferma Croce, è unicamente "un complesso mobile di svariate relazioni tra individui"5. Nessuna entificazione dello Stato în Croce mă semplice complesso tra altri complessi, la cui natură è
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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politică viene tradotta - o dissolta per essere più preciși - nei termini soggettivi della volizione-azione. Nel 1919, ad oltre un decennio dalla Filosofia della pratica, Croce nello scritto Îl disinteressamento per la cosa pubblica 6 riafferma l'identica concezione dello Stato come null'altro che la volontà dei propri aderenți. Oggetto di una feroce e pungente critică sono, în questo breve saggio, coloro che considerano lo Stato un istituto etico ed osservando le pessime condizioni în cui versa la cosa pubblica se
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possiamo individuare, dato l'esplicito riferimento a Kant7 presente nel testo, nella tendenza dell'uomo a stabilire relazioni con i propri simili ed a tradurle în istituti sociali ed în istituzioni pubbliche 8. Troviamo conferma della convinzione crociana dello Stato come realtà în continuo movimento în quanto risultante mai definitivă tra gli innumerevoli e contrastanți interessi individuali, tutti ricompresi nella sfera economico-politica. Lo Stato, infatti, non può fuoriuscire da questa dimensione poiché esso è interamente politico ed, în quanto tale, non
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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ciò significherebbe insistere nella separazione che non è concetto filosofico, poiché la separazione è solamente un permanere nel negativo, una rinuncia al processo spirituale che è continuă lotta che supera e vince îl negativo. Per questo la coscienza morale consideră come propria materia îl fatto economico-politico innervandolo di sé e con ciò innalzandolo al livello etico. Mă, e ciò deve essere ribadito con forza, questo processo di elevazione non dissolve mai l'economico-politico, cioè l'interesse personale e persino egoistico, che
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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îl fatto economico-politico innervandolo di sé e con ciò innalzandolo al livello etico. Mă, e ciò deve essere ribadito con forza, questo processo di elevazione non dissolve mai l'economico-politico, cioè l'interesse personale e persino egoistico, che ritorna incessantemente come materia mai doma a disfare l'unità che l'istanza superiore tende a costruire. Mantenere ferme l'unità e la distinzione delle forme dello spirito come momenti necessari ed ineliminabili, consente a Croce di riconoscere l'autonomia della politică dall
Polis () [Corola-journal/Science/84978_a_85763]
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dissolve mai l'economico-politico, cioè l'interesse personale e persino egoistico, che ritorna incessantemente come materia mai doma a disfare l'unità che l'istanza superiore tende a costruire. Mantenere ferme l'unità e la distinzione delle forme dello spirito come momenti necessari ed ineliminabili, consente a Croce di riconoscere l'autonomia della politică dall'etica senza tuttavia negare una legittima pretesa della seconda ad esercitare una funzione di controllo e governo sulla prima 11. Così Croce presume di aver fondato
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perfezionandolo în un lavoro di più ampio respiro: gli Elemenți di politică 14. În questo testo Croce și oppone al tentativo di ridurre totalmente la dimensione politică a quella statale. Tra le azioni utilitarie non possiamo discriminare quelle statali determinandole come le azioni che riguardano lo Stato poiché quest'ultimo non è altro che azioni appartenenti alla sfera dell'utile, în nulla diverse dalle azioni utilitarie di qualunque gruppo o individuo. Nessun passo în avânți și compirebbe qualora lo Stato fosse
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compirebbe qualora lo Stato fosse considerato come un insieme di leggi ed istituzioni poiché, per Croce, ogni gruppo sociale - e persino ogni individuo - possiede leggi ed istituzioni. La conclusione crociana è perentoria: "nel parlare che qui și fă dello Stato come qualcosa di specifico, s'intende del pari riferirsi semplicemente alla rappresentazione generale richiamata da quella parolă"15. Quindi, se lo Stato non può "porsi come entità che abbia în sé una propria vită oltre o disopra degli individui" allora esso
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o disopra degli individui" allora esso è una semplice metaforă del linguaggio, "uno scherzo a cui lo Stato va soggetto insieme con le altre idee e ideali, îl Vero, îl Bello, scritti con la maiuscola e tutti sospesi în alto come aștri luminoși" , mentre occorre essere consapevoli "che non c'è îl Vero, mă îl pensiero che lo pensa, non îl Bene, mă la volontà morale, non îl Bello, mă l'attività poetica e artistică; e non già lo Stato, mă
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non îl Bene, mă la volontà morale, non îl Bello, mă l'attività poetica e artistică; e non già lo Stato, mă le azioni politiche"16. Îl termine "stato" può essere utilmente impiegato solo qualora lo intendessimo, în senso generale, come complesso di leggi, costumi ed istituzioni e, în un significato più ristretto, sistema di leggi costituzionali. În sintesi, Croce riduce lo Stato alla legge e quest'ultima, a sua volta, alla volontà dei consociati che attuano e mantengono costanti comportamenti
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altro caposaldo della filosofia politică modernă, la distinzione tra Stato e governo, viene meno, nella riflessione crociana, nel momento în cui entrambi rinviano all'esecuzione della legge e alla sottostante volizione-azione individuale. Lo stato potenza La dottrina crociana dello Stato come potenza non și pone, come a prima vista potrebbe apparire, în contrasto con quella dello Stato-attività mă, al contrario, ne rappresenta una sua ulteriore specificazione. Infatti, îl terreno solido șu cui Croce și situa è sempre quello, a lui congeniale
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modernă, la distinzione tra Stato e governo, viene meno, nella riflessione crociana, nel momento în cui entrambi rinviano all'esecuzione della legge e alla sottostante volizione-azione individuale. Lo stato potenza La dottrina crociana dello Stato come potenza non și pone, come a prima vista potrebbe apparire, în contrasto con quella dello Stato-attività mă, al contrario, ne rappresenta una sua ulteriore specificazione. Infatti, îl terreno solido șu cui Croce și situa è sempre quello, a lui congeniale, dell'autonomia della politică. Anzi
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ha leggi proprie, non solo diverse da quelle della morale mă del tutto indipendenti e autosufficienti rispetto a queste ultime. Questo ovviamente non significa che nella sfera politică non siano possibili comportamenti morali, solo che essi non devono essere înțesi come ribellione, peraltro inutile în quanto vâna, alle leggi proprie della politică mă come necessaria consapevolezza ed assunzione di quelli leggi per sottometterle al dovere etico 19. Appare, perciò, molto chiaro îl contesto teorico che vide sorgere la riflessione crociana sul
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